Tempo

Aggiornamento: 6 ott 2021

Era un negozietto piccolo, buio, un “regrattier”.



Di quelli che allora potevi trovare in quelle vie che tracciano il confine tra quelli che si arrangiano e i ricchi del centro. Mi ci perdevo davanti alla vetrina, ammiravo i legni esposti che il tempo e le imperfezioni rendevano ai miei occhi bellissimi, fantasticavo su quello che potevano aver visto quelle cassapanche, quelle specchiere, quei secretaire. Immaginavo donne bellissime, uomini importanti, case piene di intrighi, volte altissime e poltrone in stile Luigi XVI.


Lui era un magrebino con la tunica, il fez e le babbucce, io un ragazzetto degli anni settanta strizzato in un paio di Seafarer. Mi invitò ad entrare, aveva in mano una clessidra e la strofinava delicatamente con uno straccio, sembrava un rito.


«Vedi ragazzo, ogni cosa ha un tempo.» Lo disse sistemandola con cura sopra ad una credenza alta, stretta e severa, sembrava fatta apposta per magnificarla. Mi spiegò che era intarsiata in ottone e tartaruga, mi fece notare le decorazioni in bronzo dorato, erano cesellate.

«Invecchia bene, non trovi?» Aveva quasi due secoli addosso quella credenza, bella era bella. Tuttavia era la clessidra a catturare la mia attenzione, se ne accorse.

«Era uno strumento importante, sai? Serviva a dare un tempo alle cose.» Poi la rovesciò e la sabbia cominciò a defluire. Mi disse che quello era il tempo che avrebbe potuto dedicarmi.

Mi spiegò che il tempo è la chiave di tutto, occorre rispettarlo, per questo esistevano le clessidre. Mi consigliò di fare attenzione al suo passare, al come più che al perché.

«Il come fa la differenza, il perché lo si può solo teorizzare. La verità è che non lo sappiamo il perché, ma per questo c’è la fede. Scegli tu, ma ricordati di credere in qualcosa, ti aiuterà.» Poi mi sorrise, e indicò la clessidra, il mio tempo era finito. Mi accompagnò alla porta, fece un cenno d’attesa e sparì dietro ad una porta in fondo al negozietto, tornò dopo poco con un orologio da tasca.

«Tieni, ti aiuterà a ricordare l’importanza del tempo.» Poi fece una sorta di buffo inchino e mi congedò. Era ora di tornare, da lì a qualche ora ci sarebbe stato il derby, Sala e Pulici erano in gran forma, promettevano faville. Guardai l’orologio che mi aveva regalato e sorrisi.


C’era tempo.










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