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Bio? Ci provo.

Sono nato nel cinquantanove a Torino. Sagittario. Credo di essere un appassionato artigiano della parola, ne subisco il fascino da sempre, in ogni sua forma, che ci posso fare? La frequento con avidità. Immagino sia questa la ragione per la quale faccio il teatrante.

Come molti ho cominciato dalla radio, è da lì che è iniziato tutto. La radio è un mezzo straordinario, un esercizio quotidiano che non ho mai dismesso, è sintesi, divertimento, racconto, viaggio. È la scatola dei sogni.

Da attore ho avuto il privilegio di fare esperienze anche nel cinema, nella fiction e nel doppiaggio. Ma niente è come il teatro. È difficile spiegare quella magia, quel patto non scritto, quella liturgia che si celebra tra chi sta sul palco e chi in platea. Del teatro amo tutto: l’energia, l’odore, le luci, i camerini, le quinte, la disciplina, gli scherzi tra colleghi e la sana paura prima del sipario (quella è adrenalina, guai non ci fosse). Le cene dopo spettacolo meritano una citazione a parte.

E poi c’è la scrittura, in tutta la sua bellezza, mi incanta. Mi ci sono avvicinato con pudore, prima la pubblicità, poi le sceneggiature, ora un romanzo. Credo che la scrittura sia l’espressione più intima tra quelle con le quali gioco la vita.

 

Che alla fine quello è la vita, un gioco, no?